IL RUOLO DEL DIRETTORE DEI LAVORI DELLE OPERE STRUTTURALI

 

Il direttore dei lavori delle opere strutturali è definito, dalla normativa vigente, un ausiliario del committente e ne assume la rappresentanza in un ambito strettamente tecnico.

Il Direttore dei Lavori ha l’incarico, affidato dal Committente:

  1. dell’alta sorveglianza dei lavori, da svolgere con visite nel numero necessario ad esclusivo giudizio dell’ingegnere emanando le disposizioni e gli ordini per l’attuazione dell’opera progettata nelle sue varie fasi esecutive e sorvegliandone la buona riuscita,
  2. della emanazione, al costruttore, delle disposizioni e degli ordini necessari affinché l’opera venga realizzata in conformità al progetto strutturale e ne sia assicurata la buona riuscita.

Nel contratto di appalto privato il Direttore dei Lavori è responsabile per vizi e difformità dell’opera derivanti dall’omissione dei doveri di alta sorveglianza dei lavori, funzionali alla realizzazione dell’opera in conformità al progetto.

Dal punto di vista pratico assicura che l’opera venga eseguita secondo le indicazioni fornite dal progettista. Tale compito è molte volte delicato e complesso perché, anche a fronte di un progetto dettagliato e completo, si devono ugualmente risolvere problemi ed imprevisti dati dalle numerose aleatorietà presenti in cantiere che non possono essere tutte definite in fase di progetto.

Per opere di ordinaria importanza si possono elencare alcuni punti di verifica delle principali fasi di lavorazione. In particolare si dovranno verificare che le caratteristiche geotecniche del terreno di posa delle fondazioni corrispondano ai dati di progetto definiti dalle indagini in sito. Infatti può accadere che durante gli scavi di sbancamento vi siano zone con caratteristiche geotecniche che possono essere peggiori o migliori da quelle ipotizzate. Nel caso di fondazioni su pali si verificherà la effettiva portata degli stessi con prove di carico. Si deve prestare molta attenzione ai cigli degli scavi che, ad esempio, in caso di forti piogge, possono mutarne rapidamente le caratteristiche geotecniche e di conseguenza le condizioni di stabilità.

La corretta esecuzione dei casseri consente di avere la certezza sulle dimensioni degli elementi strutturali e nel caso di getti con "faccia a vista" le superfici e le giunzioni dei casseri devono essere particolarmente curati e di conseguenza eseguiti da personale qualificato. Il disarmo dei casseri deve avvenire per gradi in modo da evitare eventuali azioni dinamiche. La decisione sui tempi di disarmo è lasciata al giudizio del direttore dei lavori il quale deve comunque garantire una maturazione del calcestruzzo in modo tale da ottenere una resistenza prossima a quella di calcolo.

Prima di ogni operazione di getto, si deve verificare che le barre di armatura abbiano le caratteristiche prescritte dal progettista, che siano posizionate correttamente e che il copriferro di progetto, in particolare per strutture in ambiente aggressivo o con prescritta classe di resistenza al fuoco, sia rispettato mediante l’uso di idonei distanziatori.

Durante le fasi di getto delle strutture si deve verificare che il calcestruzzo abbia il corretto rapporto acqua/cemento ed una adeguata lavorabilità in base alle eventuali prescrizioni del progettista.

 

Obblighi del direttore dei lavori: Prelievo di provini e controlli di accettazione

Durante l’esecuzione delle strutture, è obbligo del Direttore dei Lavori prelevare campioni di calcestruzzo e acciaio per armature, soprattutto quelle volte in cui variazioni di qualità dei costituenti l’impasto possano fare presumere una variazione di qualità del calcestruzzo stesso.

Il prelievo dei provini per il controllo di accettazione va eseguito alla presenza del Direttore dei Lavori o di un tecnico di sua fiducia redigendo l’apposito verbale. I provini dovranno essere contrassegnati, mediante sigle ed etichettature indelebili, in modo da poter verificare che i provini inviati per le prove ai laboratori ufficiali, siano quelli da lui effettivamente prelevati in cantiere.

La domanda di prove al laboratorio ufficiale dovrà essere sottoscritta dal Direttore dei Lavori e dovrà contenere precise indicazioni sulla posizione delle strutture interessate da ciascun prelievo.

Se una prescrizione del controllo di accettazione non risulta rispettata, occorre procedere ad un controllo teorico e/o sperimentale della sicurezza della struttura interessata dal quantitativo di conglomerato non conforme, sulla base della resistenza ridotta del conglomerato, ovvero ad una verifica delle caratteristiche del conglomerato messo in opera mediante le prove complementari ove esistessero o con prelievo di provini del calcestruzzo indurito messo in opera (es. carotaggi) o con l’impiego di altri mezzi d’indagini.

Ove ciò non fosse possibile, ovvero i risultati da tale indagine non risultassero tranquillizzanti, si potrà declassare l’opera, eseguire lavori di consolidamento ovvero demolire l’opera stessa.

I controlli "di accettazione" sono assolutamente obbligatori ed il Collaudatore è tenuto a controllarne la validità; ove ciò non fosse, il Collaudatore è obbligato a far eseguire delle prove che attestino le caratteristiche del conglomerato, seguendo la medesima procedura che si applica quando non risultino rispettati i limiti fissati dai controlli "di accettazione".

Le prove complementari si eseguono per stimare la resistenza del conglomerato ad una età corrispondente a particolari fasi di costruzione "precompressione, messa in opera" o condizioni particolari di utilizzo – temperature eccezionali, ecc. – Le prove complementari non potranno essere sostitutive dei controlli "di accettazione" riferiti ai provini confezionati e maturati.

Tali tipi di prove sono utili al Direttore dei lavori per dare un giudizio sul conglomerato ove questo non rispetti il controllo di accettazione.

In merito agli acciai per cemento armato e da carpenteria, la circolare 16 luglio 1962, n. 36105 con riferimento alle nuove norme relative alle opere in cemento armato normale, precompresso ed alle strutture metalliche di cui al D.M. 14 febbraio 1992, norme entrate in vigore il 18 luglio 1992, sottolinea che a decorrere da tale data non è più consentita la produzione di acciai strutturali non qualificati all’origine. E’ esclusa, quindi, la facoltà di utilizzare, rispetto alle norme del 1985, acciai non controllati in stabilimento e sottoposti ai soli controlli in cantiere.

La fornitura delle barre di acciaio in cantiere deve essere accompagnata da certificati di origine controllata degli stabilimenti da cui provengono e la provenienza dei ferri può essere preventivamente controllata dal Direttore dei Lavori attraverso il marchio posto su tutte le barre di ferro il quale deve corrispondere a quello del certificato accompagnatorio.

Nel caso in cui il direttore dei lavori ritenga che si debbano effettuare delle varianti al progetto originale per cause non previste dal progetto o per errate valutazioni a monte dello stesso, deve avvertire con una relazione tecnica il committente, il progettista architettonico e strutturale il quale provvederà a fornire le necessarie indicazioni progettuali per la corretta esecuzione dell’opera.

Il Direttore dei Lavori, stabilito che un’opera è stata eseguita senza la richiesta perizia o con materiali diversi da quelli prescritti, può imporne la demolizione ed il rifacimento. A tale ordine l’appaltatore non può sottrarsi e non può pretendere un compenso per il maggiore lavoro richiesto.

Quando il Direttore dei Lavori riconosca carenze nell’esecuzione, che non pregiudichino in modo drastico l’opera e non inficino la sicurezza del manufatto nel suo complesso, può disporne l’accettazione, previo opportuno declassamento strutturale.

Il Direttore dei Lavori, ai sensi dell’art. 6 della legge n. 1086/1971, a strutture ultimate ed entro il termine di 60 giorni, depositerà una relazione, in duplice copia sull’adempimento dei suoi obblighi, contenente:

  1. i certificati delle prove sui materiali impiegati emessi da laboratori ufficiali autorizzati;
  2. una relazione per le opere in conglomerato armato precompresso, ogni indicazione inerente alla tesatura dei cavi e ai sistemi di messa in coazione;
  3. una relazione sull’esito di eventuali prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate per copia conforme.

Delle due copie della relazione a struttura ultimata, una sarà conservata agli atti dall’Ufficio competente e l’altra, con l’attestazione dell’avvenuto deposito, sarà restituita al Direttore dei Lavori che provvederà a consegnarla al Collaudatore unitamente a tutti gli atti progettuali.

La comunicazione di completamento della struttura con la copertura dell’edificio, prevista dall’art. 2 del D.P.R. n. 425/1994, deve essere inviata al collaudatore che avrà sessanta giorni di tempo per effettuare il collaudo a decorrere dalla data di ricevimento.

 

PROVE SUI MATERIALI

Calcestruzzo

- un "controllo di accettazione" di tre prelievi (di due cubetti) per ogni 300mc massimi di getto (corrispondenti a opere strutturali in cemento armato di circa L. 150.000.000): ogni prelievo deve essere fatto su 100mc (massimi) di getto di miscela omogenea sempre che il getto non avvenga in più di un giorno; in questo caso è necessario un prelievo al giorno.

IMPORTANTE: per getti complessivi sotto i 100mc (circa L. 50.000.000 di opere strutturali in C.A.) si può fare un controllo di accettazione di tre prelievi derogando dall’obbligo del prelievo giornaliero.

Per ogni "controllo di accettazione" di tre prelievi si esegue la media del valore di rottura dei due cubetti (R1<R2<R3) ed il controllo è positivo se risultano contemporaneamente verificate le seguenti disuguaglianze:

Rm>=Rck + 3,5 e R1>=Rck – 3.5 (in N/mm2) con Rm= (R1+R2+R3)/3

Si calcola la Resistenza di prelievo (media dei valori di rottura dei due cubetti) ed il controllo è positivo se si verificano entrambe le disuguaglianze:

Rm>=Rck + 1,4*s e R1>=Rck – 3.5 (in N/mm2) con Rm= resistenza media dei prelievi, s= scarto quadratico medio ed R1 valore minimo della resistenza di prelievo tra i prelievi.

Commento:

Generalmente i 6 cubetti classici servono solo per i piccoli interventi (piccoli box interrati, piccoli sopralzi, villetta monopiano, ecc…); per gli interventi più grossi sono necessari più provini: ad esempio per un edificio di tre solette senza giunti sono necessari, in linea di massima , un prelievo per le fondazioni, un prelievo per ogni elevazione e un prelievo per ogni soletta e quindi un totale di sette prelievi (14 cubetti) e così via. Ma questo caso si fa presente che, applicando il primo tipo di controllo di accettazione, è necessario che i prelievi siano multipli di tre (sei cubetti) e applicando il secondo tipo di controllo (quello statistico per getti sopra i 1.500mc – circa L. 750.000.000 di opere strutturali in C.A.) i prelievi non possono essere minori di 15 (trenta cubetti). Quindi per edifici molto grandi, con diversi giunti di dilatazione o di costruzione, è preferibile utilizzare il controllo di tipo statistico.

Comunque il Collaudatore può fare eseguire prove complementari qualora, durante le operazioni di collaudo statico, si riscontrasse una manchevolezza sia nella procedura di "controllo di accettazione" che nei limiti di accettazione delle strutture in C.A.

Infine è necessario fare attenzione che i getti siano omogenei e ciò abbiano le stesse caratteristiche non solo riferite alla Rck di progetto ma anche, ad esempio, alla classe di consistenza di progetto, alla presenza o meno di additivi o di cementi di diversa tipologia. In caso contrario i prelievi da eseguire sono, probabilmente, in numero ancora maggiore.

 

Acciaio per strutture in C.A.

Commento:

Purtroppo, pur essendo un prodotto che dovrebbe essere fabbricato in regime di controllo, il legislatore ha voluto riproporre la necessità del prelievo dei campioni in cantiere; infatti nel D.M. del 1996 è stato introdotto l’obbligo del prelievo in cantiere che non esisteva, ad esempio, nel 1985 (proprio perché l’utilizzo di prodotti già controllati avrebbe dovuto "garantire" maggiormente la Direzione dei Lavori).

Inoltre spesso arrivano in cantiere gabbie di armature pre-lavorate presso carpenterie specializzate nell’assemblaggio di armatura per C.A. per cui risulta difficile se non impossibile eseguire la prescritte verifiche di cantiere (dovrebbero infatti essere realizzate in queste officine).

Infatti è possibile che nella stessa gabbia di armatura vi siano spezzoni di provenienza diversa (sia come partita che come stabilimento di produzione) ed è difficile eliminare in cantiere spezzoni da circa un metro dalle gabbie pre-assemblate senza inficiare la sicurezza della struttura.

Lo stesso concetto di "partita" non è spiegato nella normativa; infatti non è possibile verificare se l’acciaio, pur provenendo dallo stesso stabilimento e con lo stesso autotreno, fa parte della stessa colata e viceversa è possibile che due forniture successive siano invece provenienti dalla stessa colata. La Direzione dei Lavori deve fidarsi completamente di quanto viene detto dal Costruttore o dal fornitore dell’acciaio per C.A.

Infine sarebbe logico che, analogamente a quanto già descritto per i calcestruzzi, il numero dei provini in acciaio da fare rompere dovrebbe essere parametrato ai mc. di getto o al valore delle opere in C.A. La normativa però non fissa il numero di prove di rottura per cui tre sole barre rotte per ogni tipologia di diametro (all’interno dei raggruppamenti) utilizzato nella costruzione potrebbe essere rappresentativa dell’intero cantiere e questo francamente non è corretto nell’ottica di volere osservare lo spirito della legge.

Per questi motivi quindi sarebbe assai meglio che non vengano eseguite prove in cantiere su acciai, la cui provenienza (partita) può essere garantita solo dal costruttore, e/o vengano consegnate fotocopie di controlli in stabilimento senza alcun valore (anche questi sono accolti dalla direzione lavori con un atto di fiducia sulla parola del costruttore) ma che invece vi sia una piena e completa assunzione di responsabilità della fornitura di acciaio per C.A., secondo quanto esplicitato nel progetto strutturale, da parte del costruttore dell’opera oppure del fornitore delle armature preconfezionate.

Questo documento, di assunzione di responsabilità dovrebbe scagionare sia la Direzione dei Lavori che il Collaudatore che, a differenza dei calcestruzzi sui quali può eseguire ulteriori prove, non ha alcun elemento per giudicare la bontà degli acciai per C.A., da eventuali responsabilità civili e penali per la messa in opera di acciai non conformi.

 

Acciaio per strutture in C.A. precompresso (C.A.P.)

Commento:

In questo caso la prova in cantiere non è obbligatoria ma deve essere eseguita "qualora il direttore dei lavori o il tecnico responsabile dell’officina di formazione dei cavi ritenesse di ricontrollare la fornitura…". Il controllo quindi può anche spettare ad una diversa figura rispetto alla Direzione dei Lavori che è quella del responsabile dell’officina di preparazione dei cavi, come è logico aspettarsi da un prodotto che viene assemblato in luoghi diversi dal cantiere vero e proprio (e come dovrebbe essere anche per gli acciai normali per C.A. nel caso di gabbie di armature pre-assemblate).

Comunque il problema di verifica dell’acciaio per C.A.P. è poco "sentito" in quanto tipicamente questo acciaio viene teso fino ad un valore pari a 0.80/0.90 volte quelle nominali di snervamento, quindi se l’acciaio è di scarsa qualità o non rispondente alle prescrizioni del progetto si rompe all’atto della messa in trazione. Questo è il vero collaudo dell’acciaio per C.A.P., difficilmente il prodotto finale potrà avere problemi di rottura del trefolo d’acciaio.

 

Acciaio per strutture metalliche

Commento:

In questo caso la prova in cantiere non è obbligatoria ma è a discrezione del Direttore dei Lavori o, in sua mancanza, del tecnico responsabile della fabbricazione in officina.

Essendo in genere strutture che rimangono a vista e facilmente controllabili anche a posteriori il normatore non si è posto il problema del successivo collaudo statico. Infatti è sempre possibile eseguire, in casi dubbi, prove in sito sul materiale e, se è il caso, realizzare rinforzi statici tipo piattabande, profili affiancati ecc…